Provincia di Nuoro: dinamiche del piano provinciale dei rifiuti, tra politica, società  e scienza.

Data pubblicazione: Jul 15, 2008 4:32:41 PM

Premessa

Nella prima metà del secolo scorso la produzione mondiale di beni e servizi è aumentata enormemente e, parallelamente al livello di sviluppo economico, è aumentata la produzione di rifiuti, il cui smaltimento rappresenta al giorno d’oggi un problema e fa parte della “questione ambientale” nel mondo  ( per certi aspetti il rovescio della medaglia dell’accresciuto “benessere” generale).

   

Vari Organismi Internazionali: l’Unione Europea (UE),  l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite, nell’ambito del programma per l’Ambiente (UNEP) hanno da tempo affrontato il problema dei rifiuti emanando una serie di norme e di linee guida sia per gli aspetti gestionali che sanitari.

In tali linee guida, vengono individuate nella prevenzione, nel riciclaggio, reimpiego e nell’ottimizzazione dello smaltimento finale, le azioni prioritarie da intraprendere nella gestione dei rifiuti, e trovano la loro esplicitazione nella emanazione, da parte del consiglio dell’Unione Europea, della direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento.

Il recupero e lo smaltimento vengono considerati quali elementi di un sistema integrato che comprende diversi tipi di tecnologie e le procedure.

Nella realizzazione dei nuovi obiettivi di gestione dei rifiuti, un ruolo determinante spetta alla Pubblica Amministrazione; deve infatti riuscire a: conciliare gli obiettivi di riduzione-gestione dei residui con l’innovazione tecnologica, ottenere il consenso della popolazione per la necessaria localizzazione sul territorio degli impianti di trattamento e smaltimento, creare quote adeguate di mercato per i materiali/prodotti ottenuti con residui riciclati (materie prime secondarie), trasformando i residui in una risorsa.

L’Industria deve avviare un nuovo discorso che consideri il ciclo produttivo anche in funzione della qualità, quantità dei sottoprodotti e degli scarti.  La popolazione deve essere  informata e sollecitata a mantenere un’attenzione globale sui problemi di gestione ambientale.

Sarebbe auspicabile, ma non realistico, pensare che “oggi come oggi” si possa eliminare il problema dei rifiuti non producendone più, o eliminare totalmente la immissione di sostanze tossiche  o nocive nell’ambiente, e realizzare  processi produttivi  totalmente “puliti”, al 100/% sostenibili. Al giorno d’oggi  “no”, nel prossimo futuro “probabilmente”. Lo sviluppo di nuove tecnologie, il recepimento di norme sempre più severe in materia ambientale, gli studi di carattere epidemiologico e sanitario, una maggiore consapevolezza e senso di responsabilità dei  governi e dei cittadini nella gestione dei  propri rifiuti, dovrebbe portare ad un miglioramento delle condizioni ambientali in generale, così come previsto dai piani per l’ambiente, Protocollo di Kyoto, Agende 21 etc..

Nessuno può pensare ad un sistema di gestione dei rifiuti ideale ed unico, ma occorre scegliere tra le diverse opzioni possibili, considerando comunque le priorità dettate da specifiche norme.

Il sistema integrato di gestione dei rifiuti dovrebbe prevedere sistemi di raccolta differenziata e sistemi di selezione automatica del rifiuto indifferenziato.

L’utilità della raccolta differenziata consiste  sia nel poter recuperare e riciclare alcune componenti merceologiche (metalli, vetro..) sia nel poter separare, prima del conferimento agli impianti, alcune componenti specifiche dei rifiuti urbani, in modo da ridurre la quantità e la pericolosità di quelli destinati allo smaltimento.

Per le varie frazioni separabili attraverso procedure automatizzate potrebbero essere previsti  dei trattamenti di stabilizzazione della frazione prevalentemente organica sul tal quale e trattamenti per la produzione di combustibile da rifiuti (CDR), da destinare alla produzione di energia tramite impianti di incenerimento.

La raccolta differenziata , i pretrattamenti o CDR  consentono una migliore combustione, in quanto si ottiene:

-    innalzamento del potere calorifico,

-    eliminazione di alcune frazioni (metalli, ceramica, vetro, ecc.),

-    maggiore omogeneità (merceologica e di pezzatura),

-    riduzione della umidità.

I residui non riciclabili derivanti da raccolta differenziata dovrebbero essere avviati al compostaggi,  all’incenerimento, alla discarica a seconda delle  caratteristiche chimico-fisiche di ogni classe merceologica (potere calorifico, contenuto organico..)

Il conferimento in discarica di residui non più utilizzabili, ma comunque ridotti in peso, volume e contenuto di sostanze  pericolose è una  fase finale quasi obbligata del sistema di gestione integrata dei rifiuti. La riduzione di contenuto organico in discarica riduce la formazione di “percolati” che possono infiltrare terreni circostanti e rappresentare un rischio sanitario.

Smaltimento rifiuti e salute

La presenza di siti per il trattamento finale dei rifiuti, siano essi discariche o inceneritori, è causa di grande preoccupazione per le popolazioni residenti nei pressi di queste aree.   Tali stati d’animo sono basati sulla convinzione che la presenza di tali siti sia associata ad effetti nocivi sulla salute di varia gravità.

Termovalorizzazione

Il quadro italiano  è in contrapposizione con la situazione esistente in molti Paesi industrializzati (Europei e non) (Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Svizzera) dove la termovalorizzazione è una tecnica ormai diffusa con cui trattare dal 35% al 80% dei rifiuti urbani ed altri assimilabili prodotti). In Italia circa il 65% dei rifiuti è avviata alla discarica. In alcuni casi gli impianti (Francia, Olanda, Germania) sono  inseriti in contesti urbani. Anche In Giappone vengono inceneriti il 65%-70% dei rifiuti.

La formazione di sostanze inquinanti, emesse in forma solida e gassosa da un inceneritore, dipende da vari fattori quali: la tipologia del rifiuto trattato (composizione chimica), le condizioni di combustione, le condizioni operative dei sistemi di abbattimento.

Le emissioni sono strettamente correlabili al tipo di tecnologia adottata per gli impianti di abbattimento.

Con le nuove tecnologie si ottengono fattori di abbattimento estremamente bassi, mantenendo l’impatto ambientale ben sotto dei limiti imposti dalla attuale normativa vigente. Tuttavia la presenza di effetti sulla salute associati al trattamento dei rifiuti è stata dimostrata, per impianti che venivano gestiti secondo con tecnologie di abbattimento di fumi e di gestione della termodistruzione assolutamente inadeguate.

Per questo motivo, negli ultimi anni si è evidenziata la  tendenza alla chiusura di impianti di piccola potenzialità e obsoleti e alla sostituzione o realizzazione di impianti più efficienti in termini sia di potenzialità che di contenimento del carico inquinante emesso.

In Italia le emissioni atmosferiche di un inceneritore ricadono all’interno delle disposizioni del D.M.503/97 che prevede un monitoraggio continuo dei macro e misurazioni dei microinquinanti.

La normativa vigente prevede:

•    Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (integrated pollution prevention and control - IPPC),

 utilizzo delle migliori tecnologie (best available techniques - BAT), codificate nelle BAT di riferimento (BREF)

•    Direttive su inceneritori (recepite dall’Italia) con “valori limite delle emissioni” (ELV) in linea con IPPC

•    Direttive “Seveso”; 96/82/CE che sostituisce la 82/501/CEE, prevenzione dei pericoli di incidenti rilevanti.

Un progetto di impianto di termovalorizzazione deve essere parte della “gestione integrata territoriale dei rifiuti” e deve prevedere le seguenti azioni:

•    localizzazione idonea nel territorio; è necessario tenere in considerazione anche la movimentazione per il conferimento dei materiali, che sarebbe preferibile avvenisse su rotaia:

•    applicazione delle nuove normative di settore (IPPC, BAT, Bref);

•    recupero energetico (termico e/o elettrico) e riduzione/sostituzione di emissioni da altre sorgenti;

•    monitoraggi e controlli (emissioni, processo, conduzione);

•    sorveglianza ambientale (matrici, vie di esposizione);

•    messa in atto di programmi di informazione (educazione ambientale e sanitaria);

La preselezione del rifiuto a monte dell’incenerimento deve essere valutata da un punto di vista di bilancio economico complessivo, infatti più cresce l’efficienza di separazione più il rifiuto ha le caratteristiche di “combustibile”. Inoltre permette di ridurre l’emissione di elementi tossici.

Un caso pratico in Regione Sardegna ci permette di capire meglio quali siano le dinamiche entrano in gioco. “Costruire un termovalorizzatore ad Ottana: quali sono le contraddizioni e gli errori di un progetto non condiviso?”

Alla luce dei primi ragionamenti sopra esposti è importante fare una riflessione sulle difficoltà emerse a seguito di una nota dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna relativa al progetto per la costruzione e gestione della ormai famosa Centrale Termica Integrata da finanziarsi con capitali privati mediante procedura ai sensi degli artt. 37 bis e ss legge 11 febbraio 1994 n. 109 s.m.i,.

Questa riflessione, che fa riferimento ad un intervento da realizzarsi nella piana di Ottana che potremmo definire come una sorta di “case study” è importante per capire le ragioni che hanno reso tortuoso ed impervio se non inefficace il percorso scelto da un ente locale di rilievo quale la Regione Sardegna per arrivare ad affrontare con serenità la problematica dei rifiuti in un altro ente locale come la  Provincia di Nuoro.

E’ evidente come non siano state valutate attentamente dinamiche sociali molto complesse in un territorio già impegnato, sia temporalmente che spazialmente, da un susseguirsi di iniziative industriali attuate con il pubblico danaro e troppo sovente sfociate in insuccessi imprenditoriali. Questa condizione ha alimentato un clima che doveva essere affrontato e governato con strumenti idonei.

La sindrome di Nimby era in agguato e la programmazione di un nuovo intervento avrebbe dovuto essere affidata ad un pool di esperi qualificato non tanto sotto il profilo tecnico quanto sotto quello sociale ed antropologico.

Rimediare ad errori commessi da altri non è mai facile ma l’imposizione delle soluzioni e la razionalizzazione degli interventi non sembra essere la strada migliore poiché si ha l’impressione che il percorso scelto sia costruito senza la pubblica consultazione.

Questa analisi cruda può apparire  ad una prima lettura una considerazione politica ed apre invece un ragionamento tutto scientifico sulle dinamiche ambientali, energetiche, sociali ed economiche che dovrebbero sempre essere valutate allorquando ci si appresta a realizzare interventi di rilevanza non soltanto regionale ma anche nazionale innescando processi di resistenza che ne inficiano il concreto sviluppo.

Le dinamiche dei rifiuti tra economia ed ambiente, il ruolo della scienza e della tecnica per la società civile.

Molto responsabilmente la Provincia di Nuoro, in risposta a quella nota un po’ criptica della Regione Sardegna ed in virtù del perseguimento di obiettivi sociali fondato su dati scientifici,  ha attivato un suo Centro di Competenza sui Rifiuti per valutare tutti gli aspetti e procedere ad una valutazione necessaria al superamento delle problematiche innescate dal progetto in esame.  La Provincia di Nuoro ha istituito tale centro di competenza con deliberazione del 26/06/2007, inserendovi esperti, sia i materia di rifiuti che di energia.  Il Centro di competenza, per garantire un punto di vista oggettivo, ha una composizione molto equilibrata e non è portatore di posizioni preconcette sia per la cultura che per l’esperienza dei suoi componenti, di cui alcuni di fama internazionale come il prof Vincenzo Naso dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Carenza di dati certi,

Le prime fasi di lavoro del Centro di competenza hanno subito messo in evidenza, partendo dall’esame della documentazione trasmessa dalla RAS alla Provincia di Nuoro, che non risultano disponibili  tutte le informazioni necessarie per la valutazione completa delle problematiche inerenti alla Centrale Termoelettrica Integrata.

In particolare si è evidenziato come l’analisi del reale impatto sociale ed ambientale di una iniziativa non può essere completata in quando non venga depositato presso gli enti interessati il progetto tecnico od i progetto tecnici delle società privata, elaborati e presentati in risposta a bandi di tipo regionale.

Un esame scrupoloso

La Provincia di Nuoro ha sottoposto al centro di competenza specifici quesiti a supporto del processo decisionale dell’istituzione da esso rappresentata. Il Centro di Competenza ha lavorato per diversi giorni attraverso i suoi membri posti in rete, La disamina è stata molto articolata e relativamente al sito di Ottana ed alla questione del termovalorizzatore sono stati affrontati i temi di cui si accennava nell’introduzione, in materia di tecnologie idonee per lo smaltimento dei rifiuti, raccolta differenziata, integrazione delle biomasse con il ciclo dei rifiuti, pianificazione territoriale e gestione delle risorse idriche e del suolo anche in relazione alle potenzialità agricole del territorio, integrazione con eventuali altre fonti rinnovabili, dimensionamento della filiera di trasformazione delle materie prime seconde.

Il Centro di Competenza ha anche avuto il compito di verificare la congruità dei tempi di realizzazione di interventi per il trattamento, lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti in relazione alla stima di vita utile delle discariche collocate nel territorio della Provincia di Nuoro.

Anche l’impianto di Macomer, altra località della Sardegna Centrale nota per la presenza di un importante impianto di termovalorizzazione condotto dalla ditta privata Tossilo è stato oggetto di discussione, per definire la futura capacità di smaltimento da garantirsi  in seguito alla  e messa in sicurezza di un impianto caratterizzato da una eccessiva vetustà. Il centro di competenza ha inoltre chiesto di attivare criteri di sicurezza ambientale dotando tutto il territorio circostante gli impianti di un sistema di sorveglianza ambientale permanente sulle diverse matrici ambientali, controllato da un ente terzo.

L’analisi approfondita di tutti questi aspetti è risultata indispensabile al fine di definire lo scenario migliore per il territorio, sia in materia di produzione di energia al servizio del sistema industriale, sia per lo smaltimento dei rifiuti secondo le norme vigenti.

Delocalizzare, tra la sindrome di Nimby e la vocazione del territorio

Le tensioni locali hanno fatto sì che il progetto della Centrale Termoelettrica abbia subito un deciso rallentamento, nella prospettiva di una localizzazione in area più idonea. In questo senso la Provincia ha ipotizzato una revisione della proposta regionali, nel rispetto delle esigenze del territorio, individuando nell’asse Macchiareddu – Tossilo – Nord Sardegna, un possibile sistema di termovalorizzazione ed impianti di smaltimento. L’individuazione di un sistema a “tre braccia” non è frutto di decisioni politiche che vogliono de localizzare l’iniziativa del termovalorizzatore lontano dalla Provincia di Nuoro ma da una disamina attenta di tutte le questioni sociali, economiche ed energetiche e da una verifica dei “numeri”, analizzati per razionalizzare il sistema della logistica.

Il Centro di Competenza, alla luce dei dati esaminati, ha ritenuto di promuovere tale soluzione poiché la ritiene coerente con tutte le problematiche di logistica dei rifiuti nel territorio regionale. Già l’Assessorato all’Ambiente della RAS ricordava come il mancato raggiungimento degli obiettivi di “sistema” possa divenire un rischio più generale per la Regione Sardegna, sia in materia di costi aggiuntivi, sia in materia di possibile emergenza ambientale. Per questo, nel più alto senso di responsabilità, il Centro di Competenza ha valutato le ipotesi alternative, identificando una serie di errate valutazioni circa le questioni della logistica.

CTI: un nuovo progetto, un’altra città

La Regione Sardegna, ancora in contrapposizione con un sistema di enti locali determinati a non ospitare l’impianto nel proprio territorio, ha rilevato che non è disponibile alcun progetto alternativo alla CTI di Ottana tale da motivare una variazione dell’impostazione del progetto originario e del modus operandi a supporto della revisione proposta dalla Provincia di Nuoro.

Il centro di competenza su questo punto ha evidenziato alla Provincia di Nuoro che, al fine di definire una strategia di sistema che, sostenendo la raccolta differenziata, giustifichi lo spostamento della CTI in un’altra area ritenuta più idonea ed individuare un territorio del Nord-Sardegna che risulti baricentrico rispetto a quell’area di forte produzione dei rifiuti, è necessario elaborare un progetto tecnico alternativo molto qualificato.

Sottolinea che è necessario inoltre valutare le dimensioni del sistema industriale, sia nell’area di Ottana, sia in altre aree, atto a gestire e trasformare le materie prime seconde derivate dalla RD spinta, garantire al sistema industriale gli approvvigionamenti energetici indispensabili al suo funzionamento, fondati sulle energie rinnovabili (biomasse, fotovoltaico, eolico, solare termico, etc).

Quest’ultimo aspetto è sempre fortemente trascurato e le delibere “restrittive” della RAS in materia di energia da fonti rinnovabili non lasciano grandi speranze. Secondo il centro e secondo l’assessorato è comunque ormai necessario avviare una campagna di comunicazione per la riduzione dei rifiuti alla fonte, regolamentando ed eventualmente finanziando le imprese di produzione e del settore terziario che si impegneranno nella distribuzione di prodotti con involucro minimo, riciclabile, o meglio, riutilizzabile.

E’ anche indispensabile valutare inoltre le dimensioni del monte rifiuti, differenziato per tipologia a seguito della RD, al fine di garantire il dimensionamento esatto di tutti gli impianti di trattamento e del sistema industriale ed energetico per il trattamento della materia prima seconda. E’ stato inoltre evidenziato, alla luce dei dati forniti dall’Osservatorio Provinciale dei Rifiuti, la contraddizione  del dimensionamento della CTI con gli obiettivi di raccolta differenziata, ipotizzata al 70% per il 2012.

La capacità progettuale della Provincia, che rappresenta il tipico ente locale alle prese il problema dei rifiuti, è fortemente condizionata dalla disponibilità di risorse economiche, che sono altresì indispensabili per la creazione di un insieme progetti alternativi necessari ad una attività di simulazione, a prescindere dalle tecnologie utilizzate, siano esse riferite ad impianti di compostaggio, di incenerimento o di tipo biomeccanico. 

La pagella

L’attività della Regione Sardegna è risultata fortemente carente per quanto riguarda il sistema di garanzie offerte ai cittadini ed alle amministrazioni locali interessate dall’iniziativa di cui si è parlato: non è stata eseguita la valutazione del “punto 0” (valutazione del livello di contaminazione di base del sito e del bacino  idrogeologico), o quantomeno l’Amministrazione della Provincia di Nuoro e conseguentemente il Centro di Competenza non hanno avuto contezza delle valutazioni; il sito presenta una potenziale vulnerabilità non misurata; non è stata affrontata la questione “logistica”, in riferimento alle problematiche di “baricentrismo” della Provincia di Nuoro rispetto al sistema di gestione, trattamento e smaltimento dei rifiuti nell’asse Sud – Centro - Nord della Sardegna; manca un piano ambientale integrato che tenga conto di tutte le problematiche suesposte; il piano in cui si inserisce il termovalorizzatore non è armonioso e congruente con gli obiettivi della filiera industriale; non è stato implementato un sistema di finanziamento adeguato a sostegno della RD.

Tutto ciò detto, si considera opportuno che la RAS, prima di proseguire nella strada di programmazione non concertata, istituisca un tavolo tecnico con il Centro di Competenza sui rifiuti, che si candida a diventare un centro di competenza per il bacino del mediterraneo. Questa prassi in via più generale deve considerarsi lo standard e non l’eccezione.

Incenerimento, controllo ambientale e ricerca

La forte attenzione che, nell’ambito della ricerca e dei controlli ambientali, si ha sui sistemi di incenerimento di rifiuti è legata principalmente alla emissione di microinquinanti , la cui presenza nell’ambiente si può ormai considerare ubiquitaria, causa di fenomeni di trasporto a lunga distanza, di accumulo, di degradazione, di veicolazione, ecc..  Il principale meccanismo di propagazione di inquinanti quali le diossine ed altri inquinanti organici persistenti (Persistent Organic Pollutants POPs) dalle sorgenti primarie (combustioni) è la catena: contaminazione dei suoli (via aria o spandimenti), vegetali, animali, uomo (ingestione) (CCE 2001). 

La comunità internazionale è stata chiamata per mettere in atto azioni idonee a ridurne ed eliminarne la produzione, già nel 1998 (protocollo trasporto transfrontaliero) e successivamente nel 2001 (convenzione di Stoccolma sui POPs) (CCE 2003). 

Tra gli inquinanti più studiati si hanno le policlorodibenzodiossine (PCDD) e i policlorodibenzofurani (PCDF) che presentano struttura chimica e proprietà chimico-fisiche similari.  Le PCDD includono 75 diversi composti (congeneri) e i PCDF ne includono 135; di tutti questi solo 17 sono tossici e sono quelli che hanno la collocazione del cloro nella molecola, in posizione 2, 3, 7, 8. 

Al fine di meglio affrontare il problema della valutazione della esposizione e della valutazione del rischio, nel caso di questi composti, è stato preso in considerazione il concetto di “fattori di tossicità equivalente” (TEF) considerando il congenere più tossico del gruppo (2,3,7,8 T4CDD). La produzione di tali composti non è intenzionale, tranne che in esperimenti di laboratorio, e le origini possono essere diverse; tuttavia le principali fonti di emissione dei microinquinanti sono riconducibili a sorgenti di combustione, tra le quali:

-    Impianti di incenerimento di rifiuti (industriali, urbani, sanitari, combustibili derivati dai rifiuti – CDR, fanghi da depurazione acque, ecc.),

-    Impianti di combustione per produzione di energia termica e/o elettrica (carbone, legna, riscaldamento domestico, camini , prodotti petroliferi di varia natura, forni da cemento, ecc.),

-    Veicoli, auto, barche a motore, aerei…

-    Combustioni incontrollate e in difetto di ossigeno (incendi boschivi, di edifici, di depositi di materiali plastici e/o da recupero di RSU, ecc.)

-    Acciaierie e in generale industrie che eseguono lavorazioni e recuperi di metalli.

-    Industrie chimiche (prodotti secondari derivanti da operazioni chimiche es. sbianca della polpa di legno mediante cloro, produzione di composti chimici clorurati, ecc.).

-    Processi biologici e fotochimici;

-    Rilasci da depositi, da materiali, da luoghi che contenevano in origine diossine (suoli, sedimenti, acque, alcuni manufatti, ecc.)

Altra fonte di contaminazione ambientale è costituita dalle acque di scarico di impianti industriali; questo aspetto è da considerare con molta attenzione in quanto le diossine in acqua sono molto stabili e non subiscono degradazioni da parte di microrganismi.  Il loro adsorbimento su matrici organiche è il fattore più importante dal punto di vista igienico/ambientale, in quanto da un lato contribuisce alla scomparsa dall'acqua delle PCDD/F, dall’altro produce dei sensibili livelli di bioaccumulo negli organismi.

L’approfondimento della valutazione degli aspetti ambientali e igienico-sanitari  imputabili all'incenerimento dei rifiuti sono ancora necessari, anche se si ha ormai una discreta conoscenza delle possibili emissioni e delle correlate possibilità tecnologiche di contenimento.  Il destino ambientale degli inquinanti emessi, sia nel comparto aria che in altri comparti (esempio: reflui liquidi, scorie, ceneri), anche mediante l’utilizzo di appositi modelli di ripartizione, rappresenta un importante fattore per la valutazione dei rischi ambientali e delle vie di esposizione.  La forte attenzione che viene posta agli inquinanti persistenti organici (PCDD, PCDF, PCB) ed inorganici (Hg e in generale metalli pesanti) è motivata dalla preoccupazione che questi si possano accumulare nell’ambiente interessando il suolo, l’acqua e, di conseguenza, le catene alimentari.

A tale proposito la "strategia comunitaria sulle diossine, i furani e i bifenili policlorurati" (CCE 2001) sottolinea che non si può più prescindere da un intervento mirato per evitare effetti sull’ambiente e sulla salute umana derivati dalle diossine e dai PCB "diossino-simili".  Inoltre, evidenzia che lungo la catena trofica si osservano fenomeni di bioaccumulo e che sembra che le caratteristiche tossiche delle sostanze siano sottovalutate in quanto l'esposizione a diossine e a PCB “diossino-simili” supera la dose tollerabile settimanale e giornaliera in una considerevole parte della popolazione europea. 

Discariche

Anche nel caso delle discariche, se correttamente realizzate, le emissioni sono limitate e di conseguenza il relativo impatto sanitario.. In uno studio condotto presso l’Istituto Superiore di Sanità è stato evidenziato però che può sussistere il rischio di migrazione nel suolo di microinquinanti metallici provenienti da una discarica, anche se quest’ultima è gestita correttamente. Lo studio ha riguardato 5 discariche nel Veneto (Zavattiero 1989). Le infiltrazioni di percolato dalle discariche al suolo e verso le falde acquifere, con  il conseguente possibile deterioramento della qualità dell’acqua, nonché il trasporto di inquinanti a distanza dall’origine.

Le discariche possono essere considerate alla stregua di un reattore in cui i processi chimici, biologici e fisici si svolgono in modo incontrollato.  Inoltre l’adeguamento tecnologico di una discarica non è sempre possibile e il “fattore rischio” dovuto ad una non corretta impermeabilizzazione o durata nel tempo della stessa è imprevedibile. Per cui, mentre per un impianto di incenerimento è possibile controllare le emissioni, dipendenti fondamentalmente da fattori ingegneristici sui quali si può in qualunque momento intervenire, per le discariche il problema è molto più complesso.

Impatto sulla salute

Per quanto riguarda l’impatto sulla salute umana che i rifiuti, nelle varie fasi della loro gestione, possono avere, gli studi epidemiologici sinora condotti non permettono di stimare i rischi tra le popolazioni residenti in prossimità di impianti di trattamento/smaltimento dei rifiuti (discariche o inceneritori), poiché la validità dei risultati di uno studio epidemiologico ha come presupposto una estrema chiarezza nella definizione e nell’accertamento delle esposizioni e degli effetti.

Nel caso delle discariche e dei processi di trattamento/smaltimento dei rifiuti, l’accertamento della qualità , della intensità dell’esposizione e la registrazione di effetti biologici è notevolmente composito, poiché i rifiuti sono spesso miscele complesse di composti chimici, agenti fisici e biologici.

La maggior parte degli inquinanti presenti nell’aria sono gas o particelle che entrano nell’organismo attraverso i polmoni, o attraverso la pelle, o con il cibo e l’acqua. Le polveri sottili sono respirabili e possono entrare negli alveoli polmonari, nel sangue, nel cervello.

L’entità e il tipo di effetto prodotto dagli inquinanti atmosferici sulla salute umana  dipende dalla loro natura chimica e concentrazione. La concentrazione non è uniforme nello spazio né costante nel tempo:  è in relazione con la quantità emessa, la distanza dalla fonte di inquinamento, le successive trasformazioni chimico-fisiche nell’atmosfera, l’entità della rimozione dall’ambiente, le condizioni climatiche.  in particolare, le sostanze che partecipano a processi chimici, le sostanze emesse in modo intermittente, quelle emesse in grandi concentrazioni ma in spazi limitati, presentano grandi variabilità spazio-temporali.

La “esposizione ai rifiuti” è solo raramente diretta, e in questo caso riguarda prevalentemente gli addetti alle varie fasi dello smaltimento dei rifiuti: nella quasi totalità dei casi è di tipo indiretto, cioè attraverso fenomeni di rilascio di inquinanti nel suolo, nelle acque superficiali e profonde e nell’aria.

E’ quindi molto spesso difficile individuare quale sia il contributo dovuto allo smaltimento dei rifiuti in uno specifico fenomeno di contaminazione di un comparto ambientale, in quanto nella maggior parte dei casi la contaminazione è dovuta ad un livello di inquinamento diffuso, provocato da un insieme di fattori, che possono agire sia sinergicamente che antagonisticamente.

Date queste premesse sono molto scarsi i risultati degli studi tesi a correlare gli effetti sulla salute derivanti da operazioni di smaltimento/trattamento dei rifiuti, sia a livello internazionale, sia, ancor di più a livello nazionale. Nonostante sia possibile rintracciare in letteratura diverse decine di indagini pertinenti, le informazioni disponibili sul rischio sperimentato da popolazioni residenti in “prossimità di” o di operatori degli impianti di trattamento dei rifiuti sono scarse.

Ciò dipende, come si è detto, dalla varietà e complessità delle esposizioni in studio.

Studi di valutazione degli effetti nocivi associati all’esposizione a rifiuti.

Come indicatori di esposizione disponibili per studi epidemiologici,  viene utilizzata la residenza in prossimità di discariche o inceneritori. Questa condizione aumenta la probabilità  di esposizione ma, di per sé, non può essere considerata come accertamento  di esposizione né, tanto meno, di rischio.

In diversi studi epidemiologici, effettuati in aree intorno ad inceneritori, nella maggior parte dei casi, non vengono indicate le altre fonti di emissione e non vengono identificati gli specifici agenti chimici che hanno coinvolto nella potenziale esposizione la popolazione.

In genere, in detti studi, non è possibile stabilire se gli impianti di incenerimento considerati siano nuovi o adeguati alla attuale normativa; tale fattore risulta di particolare importanza in quanto impianti nuovi o adeguati garantiscono, rispetto a quelli funzionanti in passato, livelli di emissioni inferiori di alcuni ordini di grandezza, in particolare per i microinquinanti.  A questo va aggiunta la difficoltà nel distinguere gli effetti delle emissioni da inceneritori da quelli di altre fonti presenti, nel caso di impianti inseriti in aree industriali con la presenza di emissione da altre fonti, spesso qualitativamente simili in termini di inquinanti e a volte quantitativamente preponderanti (Barbone F. 2002, OMS 1997).

Informazioni sulla distanza dell’abitazione dalla sorgente e/o sulla durata della residenza migliorano la qualità dell’indicatore di esposizione.  Stime quantitative di surrogati di misure di esposizione, quali ad es. le quantità di acqua consumata, contribuiscono ulteriormente a ridurre la potenziale misclassificazione dell’esposizione. Infine, misure dirette della concentrazione di inquinanti nel suolo o nell’aria in prossimità delle abitazioni o di altri siti di attività, o meglio ancora, misure individuali di esposizione, rappresentano il migliore tipo di dati.

La maggior parte degli studi disponibili, su gruppi esposti per ragioni professionali o residenziali, sono di piccole dimensioni e dunque soggetti a fornire risultati inconsistenti.

Non è possibile ad oggi quantificare puntualmente “il peso” che il trattamento/smaltimento dei rifiuti ha sullo stato di contaminazione dei comparti ambientali, e conseguentemente il relativo impatto sulla componente salute umana. Altre fonti, il traffico veicolare, ma anche le emissioni domestiche, producono diossine e  sono difficilmente controllabili.

Tuttavia, alcuni studi relativi agli effetti sulla salute umana dovuti allo smaltimento/trattamento rifiuti sono stati condotti negli ultimissimi anni anche in Italia, soprattutto al fine di individuare le aree ad elevato rischio ambientale.

Una estesa indagine epidemiologica è stata condotta per vari anni nell’area del Sulcis in Sardegna. Tale indagine unitamente ad altre condotte per gli stessi obiettivi  ha costuito il dossier consegnato al Ministero dell’Ambiente per catalogare quest’area tra quelle ad alto rischio ambientale e predisporre il piano di risanamento dell’area stessa .

Anche per quanto riguarda le polveri ultrafini (PM<2,5um e PM <1um le maggiori fonti antropiche sembrano essere principalmente rappresentate da motori a combustione interna.

Numerosi sono gli studi condotti per approfondire: il meccanismo di formazione delle polveri, i metodi di campionamento idonei, specie per i Dp minori, i metodi analitici.

 La distribuzione percentuale delle fonti antropiche che generano l’aerosol, specie per i Dp minori, evidenzia che la fonte di gran lunga maggiore sia il traffico veicolare.

In ogni caso devono essere implementate le ricerche per evidenziare biomarcatori di esposizione, elaborare tecniche di monitoraggio dei terreni circostanti gli impianti, possono eventualmente essere individuate aree come recettori sensibili in cui collocare stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria della zona in cui insiste l’inceneritore,  o la discarica.

Quindi devono essere elaborate “in continuo” concrete proposte di tipo normativo, tecnico-scientifico e di ricerca al fine di ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti. In particolare deve essere potenziata e sostenuta la ricerca per individuare nuovi marcatori di esposizione, riesaminare le norme e i valori limite vigenti alla luce delle esigenze dei gruppi vulnerabili ( anziani, bambini, asmatici, etc), onde verificare se sia necessario aggiornarli e, nel caso, come farlo al meglio.

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In Italia esistono realtà differenti per la gestione e smaltimento dei rifiuti. Esistono realtà come Treviso, in cui la raccolta differenziata è spinta al 70% , come Fano, città in cui la raccolta differenziata non è stata accolta dalla popolazione, come Brescia, in cui il termovalorizzatore, fornendo riscaldamento, ha permesso di spegnere i riscaldamenti domestici e diminuire globalmente l’impatto ambientale, come Mantova, in cui un inceneritore inserito in un contesto industriale ad elevato impatto ha aggravato la situazione, realtà come la Toscana in cui il compostaggio, il recupero e riciclo mediante raccolta differenziata è accoppiata alla termovalorizzazione dei residui per produrre energia. E’ da tenere presente che spesso anche l’attività industriale di Aziende che recuperano e riciclano i materiali hanno un impatto sull’ambiente.

Inoltre non sono da sottovalutare i rischi per la salute dovuti alla cattiva manutenzione dei cassonetti o al ritardo di conferimento ai centri di raccolta. Anche i rifiuti sanitari ospedalieri possono costituire una fonte di contaminazione microbiologica, sebbene sterilizzati, poiché tale processo non sempre può garantire un’efficienza del 100% (Gardini et al 1992)

Per quello che riguarda le aree urbane, sicuramente una maggiore efficienza nell’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti (carta, vetro, plastica, alluminio) comporterebbe un quantitativo globale di rifiuti da smaltire minore, con conseguente minore esaurimento nel tempo degli impianti di discarica e minore sovraccarico delle altre tipologie di impianti. E’comunque importante valutare sia la disponibilità delle Amministrazioni,dei cittadini e dell’Industria a rendere “efficace” la raccolta differenziata.

Per una valutazione del rischio derivato da contaminanti è necessario adottare un approccio olistico che combini e integri le informazioni sull’esposizione umana indiretta (attraverso le matrici ambientali) e diretta (monitoraggio biologico) con i dati sugli ecosistemi ; ciò può permettere di programmare interventi strategici che contemplino la protezione sia della salute umana che del contesto ambientale.

Daniele Pulcini, Paola Samoggia, Settimo Gaetano

Centro di Competenza dei Rifiuti della Provincia di Nuoro