Oggi al via a Roma la II Conferenza internazionale sulla scienza della sostenibilità

Data pubblicazione: Jun 24, 2010 7:32:7 AM

Vincenzo Naso (Cirps) «per la sostenibilità ci vuole un approccio interdisciplinare: la scienza ci sta provando»

La scienza si interroga sull'approccio necessario per raggiungere la sostenibilità. Da oggi e sino al 25 giugno il Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile (Cirps) dell'Università degli Studi di Roma la Sapienza assieme all'analogo istituto (IR3S) dell' Università di Tokyo, la United Nations University e la Arizona State University hanno infatti organizzato la  II Conferenza internazionale sulla scienza della sostenibilità presso la Sapienza.

Ciò che ha mosso gli scienziati di quattro università a muoversi è stata la consapevolezza di un problema ecologico assai grave verso cui il tradizionale approccio disciplinare appare troppo limitato. Per questo la scienza della sostenibilità ha l'ambizioso obiettivo di superare questi limiti -scrive il direttore del Cirps e chairman di questa II conferenza,Vincenzo Naso - e  di mettere in relazione le conoscenze con le azioni necessarie per raggiungere la sostenibilità.  

 «Il deterioramento dell'ambiente locale e globale, l'estrema povertà e la fame che affligge più di un miliardo di persone e la recente crisi finanziaria sono inequivocabili sintomi dell'urgenza per il cambiamento per questo la II conferenza di questa rete di scienziati, che si svolge a partire da oggi a Roma, prova a cercare un linguaggio comune e costruire un metodo congiunto di azione.

Il nostro punto di partenza  è che si parla di sostenibilità non per fare dichiarazioni ideologiche ma partendo dal presupposto che la sostenibilità è transdisciplinare e quindi nell'approccio si deve tener conto di tutti i punti di vista compreso quello sociale.

 

 Quindi la scienza della sostenibilità sta cercando una modalità di agire che tenga conto di questo approccio olistico?

 

«Stiamo cercando un linguaggio comune, paradigmi comuni e metodologie d'azione congiunte. Un percorso che non è affatto semplice e che oltre che della metodologia di ricerca deve tener conto della metodologia d'insegnamento. Dobbiamo infatti fare uno sforzo per applicare non solo alla ricerca ma anche alla formazione un approccio multidisciplinare così da dare strumenti a chi formiamo per accrescere una cultura che tenga conto dei vari aspetti. E' una sfida che potremo anche perdere. E' la seconda volta che si riunisce il consesso di chi ha capito questo concetto e vuole provarci, siamo già tanti ma la strada è ancora lunga»

 

Ma è ottimista?

 

«Sì anche se molto cauto. Diciamo che si è andato costruendo e con questa conferenza si va a costituire un network di network, ovvero una rete di gruppi di università che già operano tra di loro in modo omogeneo e che proveranno ad elaborare una metodologia congiunta. I nostri pilastri sono essenzialmente tre: non essere chiusi nelle università, aprirci alla società civile, all'industria e alla finanza e non essere solo le Università del nord del mondo ma di tutto il mondo»

 

Da parte della politica di fronte alla crisi finanziaria e poi economica, che si è andata ad intrecciare con quella ecologica già in atto, ci sono state grandi enunciazioni sulla necessità di costruire una governance mondiale ma poi la tendenza è stata quella di ritornare nei propri orti. Crede che la scienza potrà essere una leva utile in tal senso?

 

«Quello che manca è in effetti una politica in grado di effettuare una elaborazione congiunta anziché operare per trasferimenti di elaborazioni ma la nostra attenzione adesso è più rivolta a trovare i paradigmi sui quali poi fare la politica, perché è ormai evidente quanto sia insostenibile il modello attuale, dal punto di vista ambientale, energetico, del mercato. La nostra ambizione è allora quella di indagare sulle cause profonde di questa crisi e sulle soluzioni da trovare ragionando in team, perché non possono esserci soluzioni slegate. I politici, i tecnologi, i sociologi devono lavorare assieme ed è quello che stiamo provando a fare noi. In questa conferenza saranno rappresentate decine di discipline diverse e dobbiamo intanto cominciare a trovare un approccio e un linguaggio comune».

 

Lei stesso nell'introduzione alla conferenza segnala l'urgenza di intervenire di fronte a una crisi ecologica così imponente che potrebbe avere conseguenze gravissime, le chiedo se  saremo in tempo per raggiungere quella meta che vi siete posti.

 

«La costatazione della necessità di intervenire per operare un cambiamento ce la portiamo dietro ormai da quindici e forse anche venti anni. Quello che rilevo è che si fanno dei passi avanti di fronte a degli shock . Quando si hanno eventi di grande portata la popolazione e la politica si muovono e in queste occasioni gli scienziati hanno più ascolto. E' un po' di tempo che di questi shock ne abbiamo diversi ed è ora di riuscire ad individuare criteri metodologici e aree disciplinari per comprendere cosa succede se si mettono in atto determinate soluzioni, quindi superare i limiti dei tradizionali approcci disciplinari che sino ad ora hanno guidato la modalità di agire».